emanuelemaresca asked:

Crede nell'amore a prima vista?

A volte può succedere.
L'amore può nascere da un'attrazione immediata “a pelle”, ma si forma e si consolida nel tempo con una conoscenza reciproca e un approfondimento delle sintonie di sentimenti.
Però nel mio caso devo dirti che con mia moglie è stato proprio un colpo di fulmine; conosciuta in discoteca, appena vista mi sono sentito pensare: “Quella ragazza la voglio sposare”.
Così è stato, e siamo vissuti felici e contenti… ancora oggi.

La mia anima ha fretta

Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo per vivere da qui in poi rispetto a quello che ho vissuto fino ad ora.
Mi sento come quel bambino che ha vinto un pacchetto di dolci: i primi li ha mangiati con piacere, ma quando ha compreso che ne erano rimasti pochi ha cominciato a gustarli intensamente.
Non ho più tempo per riunioni interminabili dove vengono discussi statuti, regole, procedure e regolamenti interni, sapendo che nulla sarà raggiunto.
Non ho più tempo per sostenere le persone assurde che, nonostante la loro età cronologica, non sono cresciute.
Il mio tempo è troppo breve: voglio l’essenza, la mia anima ha fretta. Non ho più molti dolci nel pacchetto.

Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane, che sappiano ridere dei propri errori e che non siano gonfiate dai propri trionfi e che si assumano le proprie responsabilità. Così si difende la dignità umana mettendosi dalla parte della verità e dell'onestà.

È l’essenziale che fa valer la pena di vivere.
Voglio circondarmi di persone che sanno come toccare i cuori, di persone a cui i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con tocchi soavi dell’anima.

Sì, sono di fretta, ho fretta di vivere con l’intensità che solo la maturità sa dare.
Non intendo sprecare nessuno dei dolci rimasti. Sono sicuro che saranno squisiti, molto più di quelli mangiati finora.
Il mio obiettivo è quello di raggiungere la fine soddisfatto e in pace con i miei cari e la mia coscienza.

Abbiamo due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto che ne hai solo una.

Mario de Andrade
(San Paolo 1893-1945) Poeta, romanziere, saggista e musicologo.
Uno dei fondatori del modernismo brasiliano.

Anonimo asked:

Prof, ma la libertà è davvero un bene? O è una condanna?

Strana domanda.
La libertà è sempre un bene, Anon. Essa non è quella che la nostra immaginazione ci vorrebbe far raggiungere nel fare quello che vogliamo, ma è nell'assenza di conflitto fra quello che siamo e quello che vorremmo essere.
Nella calma del fluire di questa nostra verità, saremo liberi di percorrerla nella pienezza di quello che rappresenta.
Certamente questo percorso è segnato dai limiti che ci determinano. Però più allarghiamo questi limiti (o addirittura li superiamo) più saremo liberi di spaziare e sentire la vita e gli altri senza la costrizione di un egocentrismo immaturo.
Dunque la condanna, eventualmente, è nel suo contrario.

Anonimo asked:

Salvini non mollare o pro immigrazione?

cartofolo answered:

Sono per una politica di accoglienza, Anon.
Però questa può essere fattibile solo con l’appoggio di altre nazioni che permettano una distribuzione gestibile umanamente.
Credo che Salvini vada oltre questa strategia. Per questo non mi piace il suo atteggiamento.

falcemartello:

—–

Non vorrei sembrare antipatico ma oltre la domanda anche la risposta è generica ed ambigua. Certo è una risposta del tutto personale ma sostenere di essere pro o contro l’accoglienza può essere una affermazione fuorviante. Chi di noi è così stupido di non voler vivere in un mondo di pace e tranquillità dove tutti, compresi gli ultimi arrivati siano felici?

Spiego: sembra che gli italiani siano spaccati in due fronti riguardo a Salvini Ministro, Salvini o mio Capitano o Salvini Fascista.  Ecco, oltre che riduttivo, a me sembra che il problema non sia lui ma l’immigrazione ed in particolare quella clandestina, definita più cortesemente migrazione, per non turbare la suscettibilità di non si sa poi chi. Ma ok, cerchiamo di essere politicamente corretti, almeno a parole, per dar modo alla nostra coscienza di sentirsi a posto. Evitiamo inoltre di parlare di UE e corrette politiche, perché sino ad oggi dalla medesima abbiamo solo ricevuto “spalluce”, problema nostro tenendo conto di essere il primo approdo all’Europa economica.

Esistevano ed esistono leggi di Stato che necessariamente si occupano della materia “immigrazione” e che in funzione dei governi che si alternano democraticamente vengono riviste e/o ritoccate ed eventualmente integrate. 

QUI si può leggere in modo puntuale quanti e quali stranieri sono arrivati nel tempo e la loro collocazione nel territorio italiano, ma ovviamente esistono molteplici altre fonti altrettanto attendibili oltre quelle governative.

DIciamo inoltre che il problema, perché di questo si tratta, ha tutti i connotati di una tragedia epocale, per noi che li accogliamo e per loro che arrivano a prescindere dal loro paese di origine, per abitudini, modo di vivere, cultura e religione. In un altro reblog  (QUESTO), avevo già espresso i miei dubbi e perplessità per un evento così enorme ed importante incredibilmente sottovalutato numericamente e dal punto di vista umano. I miei dubbi posti erano:

Perché questa migrazione di massa deve essere accettata sempre e comunque senza delle regole più restrittive e/o selettive senza dimenticare la necessità di “restare umani”?

Perché considerarla un evento incontrovertibile, da subire in modo del tutto passivo consci del fatto che non è qualitativamente e quantitativamente accettabile ed auspicabile?

Perché sono nate e prolificate delle cosiddette organizzazioni non governative, che ovviamente non lavorano “gratis et amoris dei” per favorire ancor di più lo svuotamento del continente africano e parte del medio oriente con l’intento/scusa di salvare vite?

Perché interi schieramenti politici vivono/lucrano sulla commiserazione e la carità patetico/cristiana speculando/plagiando una parte di elettorato presente e futuro?

Perché l’obbligo di garantire sempre e comunque a discapito di chi dovrà accogliere (comunità esistente autoctona e non sterili strutture statalo-burocratiche) questa massa di disperati da mantenere nel presente e in un futuro prossimo non solo dal punto di vista umano?

Cartofalo è sicuramente una persona preparata culturalmente e piena di buon senso, mi auguro riesca ad avere uno spunto positivo.

Capisco la necessità di essere più articolati in un argomento delicato come questo.
Siamo stati un popolo di emigranti. Chi meglio di noi potrebbe comprendere chi si trova nelle condizioni di molti nostri parenti che, nel passato, sono stati costretti a trovare una terra in cui poter lavorare?
Però siamo anche un popolo che tiene alle proprie tradizioni e che teneva l’uscio della propria abitazione, sempre aperto (per dirlo alla toscana).
 Forse una volta non avevamo niente da poter rubare, ma sicuramente quel poco veniva sempre condiviso con il vicino più bisognoso. (Esperienza personale della mia famiglia e della famiglia di mia moglie).
Ora questo non è più possibile, tanto che neanche la porta chiusa, blindata e le sbarre alla finestra, possono dare la sicurezza che è auspicabile.
Questo significa qualcosa.

Se l’Italia ha bisogno dell’immigrazione, vuol dire che ha i posti di lavoro per poter accettare il flusso e sarebbe un benessere per tutti. Ma se l’immigrazione fa aumentare la delinquenza, la povertà, l’invivibilità di boschi, parchi e giardini (a Viareggio c’è una pineta bellissima che non è più possibile freguentare), allora vuol dire che il volume di immigrati è eccessivo rispetto alle risorse di lavoro.
Questo crea disagio, scontento, fa abbassare la soglia di tolleranza e azzera la comprensione verso chi è più povero, perché è percepito come un pericolo, più che come una persona da aiutare.
Non siamo razzisti nell’animo, ma lo si diventa nei fatti.

Secondo me è una questione di quantità, più che di qualità.Tutta la disponibilità di una persona, quando viene superata la soglia di quanto è disposta a dare, del suo amore per gli altri, si chiude in un eccesso contrario, perché sorge l’idea dello “sfruttamento” e si percepisce l’immigrato come invasore del nostro territorio, delle nostre tradizioni, della nostra idea di religione.
La mia analisi vorrebbe essere realista, però con il giusto idealismo che conciliasse l’amore per il prossimo con la possibilità di renderlo fattibile.
Infatti sono convinto che l’accettazione indiscriminata dell’immigrazione, non potrà mai realizzare il bene dell’immigrato né soddisfare il giusto ideale di fratellanza.
Nel mio cuore ci sarebbe l’idea di aprire le frontiere a tutti i sofferenti e gli indigenti che, nel loro paese, non hanno la possibilità di vivere un’esistenza degna o peggio, di non vivere affatto. Ci sarebbe… ma la sua applicazione si scontra con la realtà di risorse inadeguate e purtroppo con una disponibilità limitata di amore o tolleranza in molti italiani. Non si possono inventare risorse che non esistono né forzare una fratellanza che ha i suoi limiti. Ci vogliono dei compromessi; fare in modo che ognuno possa rinunciare a una parte delle sue abitudini e anche a parte del suo benessere, per favorire chi sta peggio e chiede aiuto. Ma ciò che si chiede agli italiani non deve essere superiore a quello che sono disposti a dare.Diversamente si ottiene esattamente il contrario; si sollecita il razzismo latente, si esaspera una disponibilità, tanto da farla diventare rifiuto, si istiga l’odio per il diverso anche in chi, non ne aveva l’intenzione, si diffonde il malessere sociale, di cui il capro sacrificale diventerebbe proprio l’immigrato.
Non si possono firmare delle cambiali in bianco senza considerare le nostre reali possibilità di poterle rispettare.
Devo dire che purtroppo ogni paragone con altre immigrazioni o “invasioni” storiche non credo sia possibile: troppo le differenze sia sociali che economiche.Direi che questo momento, con la globalizzazione in atto, è unico e ha bisogno di strategie nuove che non possono dipendere dalla sola nazione che si prende in considerazione.Dunque una società giusta deve considerare la convivenza degli uni e degli altri (nei due estremi) promulgando leggi che non facciano sentire frustrati coloro che hanno bisogno di esaltare la loro individualità e, attraverso questa, promuovere il progresso comune; nello stesso tempo proteggere, sostenere ed esaltare il sistema comunitario, promosso da chi ha maturato la sensibilità sociale.
E’ sempre un equilibrio instabile che ogni buon governo dovrebbe costantemente correggere in modo tale da non far mai far prevalere una parte a discapito dell’altra. Perché se prevale l’individualismo, si avrà una società basata sulla legge del più forte, tendente al razzismo e alla dittatura più crudele. Se invece prevale il sistema comunitario, si deprime e frustra il contributo individuale stimolato a produrre solo se ne vede un tornaconto personale scatenandone la violenza.

Il problema degli immigrati entra in questa dinamica, la quale deve prendere in considerazione la possibilità che la nostra società sia abbastanza matura da permettersi di perdere qualche privilegio in favore di chi chiede asilo. La misura di questo dipende dai singoli membri di questa società e il governo ha il dovere di misurare queste possibilità in modo che l’equilibrio economico e la convivenza civile possano mantenere una certa stabilità.

Anonimo asked:

Salvini non mollare o pro immigrazione?

Sono per una politica di accoglienza, Anon.
Però questa può essere fattibile solo con l’appoggio di altre nazioni che permettano una distribuzione gestibile umanamente.
Credo che Salvini vada oltre questa strategia. Per questo non mi piace il suo atteggiamento.

Anonimo asked:

Cos’è per lei la libertà di pensiero? Crede sia giusto che su Twitter si possa esprimere un pensiero nei limiti di 280 caratteri? Bisognerebbe esprimersi senza limiti. Non crede?

Infatti ho provato Twitter, ma non si adattava alla condivisione di un certo tipo di pensiero. Così l’ho lasciato.

Anonimo asked:

Chi ci ruba i sogni e le ambizioni e con esse il coraggio di sperare? Come riaverli?

Se credi in te, non li hai persi, Anon.
Ti auguro che tu possa trovare chi li saprà condividere così che potrai riconoscerli in te stessa.

Lettera a un direttore di banca

Questa lettera è stata scritta realmente da una signora di 86 anni, dedicata al direttore della sua banca. Una lettera stravolgete tanto da finire sul “New York Times”.

Egregio Signor Direttore, la ringrazio per aver bloccato il mio assegno con cui ho cercato di pagare l’idraulico il mese scorso. Secondo i miei calcoli, erano passati circa 3 secondi, dal momento in cui ha controllato se c’erano fondi necessari fino all’arrivo di essi. Chiaramente mi riferisco all’accredito automatico mensile della mia pensione… un accredito che ricevo da 8 anni. Inoltre, le faccio i miei migliori complimenti per aver scalato quei 30 dollari dal mio conto, per aver, secondo lei, creato disagio alla sua banca. Questo spiacevole accaduto, mi è servito a cambiare il mio approccio verso la banca e il mondo finanziario. Io rispondo sempre alle vostre telefonate o lettere, al contrario di quando sono io a contattarvi, mi ritrovo ad aver a che fare con lunghe attese e risposte con voci pre-registrate… questo è quello che oggi è la sua banca. D’ora in avanti, scelgo di rivolgermi solo a dipendenti in carne e ossa, i mutui e i prestiti li pagherò tramite assegni indirizzati ad un suo dipendete fisicamente. Lei saprà perfettamente, che aprire una busta intestata a terzi è REATO! Allego a questa lettera un modulo di contatto che dovrà compilare un suo dipendente. Un modulo lungo ben 8 pagine, ma ho bisogno di avere dettagli del suo dipendente come la banca voleva gli stessi di me. Tutte le copie delle cartelle cliniche devono essere controfirmate da un notaio e la parte redditizia deve essere accertata da prove documentate. Presto, rilascerò al suo dipendente un codice PIN che dovrà utilizzare prima di mettersi in contatto con me. Il codice è lungo 28 cifre, esattamente il numero dei tasti che servono per accedere al mio estratto conto tramite il vostro servizio telefonico. Vorrei aggiungere qualche altro dettaglio. Quando mi chiama è pregato si seguire i tasti: AD INIZIO CHIAMATA PREMA (*) PER SELEZIONARE LA LINGUA INGLESE. #1 per fissare un appuntamento. #2 per richiedere un mancato pagamento #3 per trasferire la chiamata nel mio soggiorno, nel caso io sia lì. #4 per trasferire la chiamata in camera da letto. #5 per trasferire la chiamata nel mio bagno. #6 per trasferire la chiamata sul mio cellulare nel caso non sia a casa. #7 per lasciare un messaggio sul mio PC, verrà richiesta una password per accedere. #8 per tornare al menù principale. #9 per fare un reclamo. Potrà capitare che si ritroverà ad affrontare lunghe attese, ma non deve preoccuparsi! Una musichetta le farà compagnia durante l’attesa. Le faccio i miei più sinceri auguri per un felice anno nuovo. Una sua umile cliente. E ricordi bene: mai mettere in difficoltà una persona anziana.

Non ci piace sentirci vecchi, non è difficile farci incazzare…

Fonte: http://www.tuttorete.info/2018/01/23/signora-di-86-anni-umilia-il-direttore-della-sua-banca-con-questa-lettera-e-finisce-sul-new-york-times/

Nelle rappresentazioni storico artistiche simboliche .e’ la lotta tra il bene e il male, angeli e demoni ect….
questi estremi dovrebbero attraverso le leggi “DIVINE” convergere verso il centro e..quindi il punto e’ il formarsi qualcosa di buono ..bello..non uso la parola perfetto,basterebbe un equilibrio tra tutte le cose contenenti energie in potenza positive.

In effetti tutto è positivo; non solo in potenza.
E’ la nostra osservazione limitata che divide una Realtà, di per se stessa, unitaria. L'armonia degli opposti è una fatto che esiste, perché noi, rappresentandoli entrambi, diamo un senso al relativo che così appare in divenire.
E’ una modalità “dell'essere” che non è ancora maturo per una propria consapevolezza autonoma.
Allora viene da pensare che la lotta sia il riconoscimento faticoso di se stessi nel rappresentare quella parte conosciuta in rapporto con il conoscibile.
Come dici, è un equilibrio dinamico che cerca il suo centro.
Sono convinto che questo lo potremo trovare solo nella contrapposizione di tutte le forze in campo, riconoscendole come un limite e non come una realtà.

Possiamo capire e accettare il dolore?

E’ indubbio che il meccanismo del dolore,legato a quello della legge di causa ed effetto, fa parte di questo Cosmo.
Sotto questo punto di vista è da accettare e basta, perché è nella natura della realtà, cioè del nostro stato d'essere attuale.

La sua accettazione, però, può derivare anche da un ragionamento, senza necessariamente scomodare la fede.
Allora facciamo un esercizio di fantasia, e immaginiamo di avere il potere di levare il dolore dal mondo e da tutti i mondi di questo universo.
Che succederebbe?
Tutte le creature viventi sarebbero felici, paghe di quello che sono e che hanno; non avrebbero nessuna motivazione per elaborare pensieri diversi da quelli che quel momento temporale induce loro, e non avrebbero nessuna motivazione per compiere anche solo il minimo gesto per rompere quel momento di appagamento, serenità, felicità.

Sarebbe la stasi completa, l'immobilità senza nessun progresso: ognuno rimarrebbe fisso e immobile per quel poco o tanto, che la sua posizione spazio-temporale prevede e per quello che la sua mente ha fissato in quel momento del nostro “dono” di felicità. Il nostro gesto farebbe “congelare” il movimento del Cosmo, annullerebbe ogni legge in esso contenuta e l'Assoluto più non sarebbe. Il nostro gesto ucciderebbe Dio e ci condannerebbe al nostro stesso suicidio spirituale e materiale.

Per fortuna non abbiamo questo potere e se si riflette,l'accettazione del dolore, così, diventa possibile, come anche la giusta lotta per vincerlo in noi e negli altri; perché questo vuol dire progresso, mutamento, evoluzione e scoperta di realtà sempre più nuove ed “eleganti”, tanto da arrivare a sviluppare nuove dimensioni e nuove leggi in cui il meccanismo del dolore, come contrasto e dualità, non sarà più necessario.